Il Trono della Regina di Saba. Cultura e diplomazia tra Italia e Yemen: le collezioni sudarabiche del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’

Roma, Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'

11 ottobre 2012 - 13 gennaio 2013 PROROGATA FINO AL 17 FEBBRAIO 2013 - Mostre

La mostra Il Trono della Regina di Saba. Cultura e diplomazia tra Italia e Yemen: le collezioni sudarabiche del Museo Nazionale d’Arte Orientale‘Giuseppe Tucci’, che sarà aperta dall’11 ottobre 2012 fino al 13 gennaio 2013 nelle sale del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ (via Merulana 248 Roma ), presenterà per la prima volta la raccolta sudarabica del Museo, formata tra il 1933 e il 1971 da medici e studiosi italiani di letteratura araba, presenti in Yemen a seguito della stipula del Trattato di Amicizia e di Relazioni Economiche tra l’Italia e lo Yemen firmato a Ṣan‘ā’ il 2 settembre 1926 dal Governatore dell’Eritrea Jacopo Gasparini e dall’Imām Yaḥyā.

Questo trattato prevedeva importazioni ed esportazioni di beni ed attrezzature, la costruzione di strade e stazioni telegrafiche e l’apertura di ambulatori sanitari nelle più importanti città del Paese.

La presenza dei medici italiani è uno degli elementi, insieme all’amicizia che lega i due Paesi, che ricorrono nella storia anche non recente dello Yemen.

La prima testimonianza documentata della presenza di un medico italiano è una lettera di Felice Burraschi, speziale di Saronno, che aveva soggiornato a lungo (1816-1822) nella Penisola Arabica. Dopo la firma del Trattato, finisce l’epoca della presenza volontaristica ed avventurosa dei medici italiani per far posto ad una cooperazione più strutturata e, pur con qualche discontinuità, ancora attiva. Già dal 1929 aveva iniziato la sua attività in Yemen Cesare Ansaldi, che resterà nel Paese fino al 1932. Medico presso il Municipio di Bengasi in Cirenaica, Ansaldi è chiamato da Corrado Zoli Governatore dell’Oltre Giuba, a prestare servizio per tre anni come direttore dell’ospedale di Ṣan‘ā’; il suo compito è di prendersi cura della popolazione, ma soprattutto della persona dell’Imām e della sua famiglia.

È interessante notare che i sanitari italiani, oltre ad essere stati ottimi medici sono stati tra i migliori osservatori della storia e della vita quotidiana dello Yemen. Le descrizioni di Tommaso Sarnelli, di Cesare Ansaldi e di Mario Girolami, insieme con quelle di Renzo Manzoni, il viaggiatore documentarista, nipote del famoso Alessandro, sono ancora oggi i migliori documenti sul Paese, i suoi abitanti, le sue tradizioni e la sua cultura.

La sezione Documenti presenta una scelta di fotografie e documenti che testimoniano la presenza italiana in Yemen dal 1877 al 1939. Il materiale, concesso in prestito dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dalla Società Geografica Italiana, si sofferma in particolare sulle figure di Jacopo Gasparini e di Renzo Manzoni. Di quest’ultimo sono esposti per la prima volta il manoscritto originale del suo volume Tre anni nell’Arabia Felice. Escursioni fatte da Renzo Manzoni dal settembre 1877 al marzo 1880,una scelta di fotografie e la pianta della Capitale disegnata nel gennaio 1879

Villa Gasparini

Storia della cultura sudarabica

La sezione Da an‘ā’ a Roma presenta le raccolte museali completate da una scelta di manoscritti portati in Italia da C. Ansaldi, E. Rossi e L. Caetani, oggi conservati presso la Biblioteca dell’Accademia dei Lincei e Corsiniana. Nell’antichità la parola "Yemen" (in arabo al-Yaman) indicava la "Terra del Sud" con un significato esclusivamente geografico in contrapposizione con la "Terra del Nord" (in arabo Sa’m).

A partire dal VI secolo d.C. il termine è usato anche per definire una specifica regione dell’Arabia meridionale con propria cultura ed identità politica. I Greci chiamavano lo Yemen Arabia Eudaimon e i Latini Arabia Felix per distinguere questa Terra dall’Arabia Petraea (Arabia sassosa) e Arabia Deserta (terra desertica ed inospitale).

Dopo Eratostene di Cirene, direttore della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, le prime notizie sul Paese dell’ Incenso provengono da Erodoto e i suoi racconti favolosi, su questa regione e sulle spezie che vi si coltivavano, indicano un grande sviluppo del commercio carovaniero, reso possibile dall’addomesticamento del cammello, erbivoro che consentiva il superamento di enormi distanze (ca. 2600 km dallo Yemen alle coste del Mediterraneo).

Storicamente si può parlare di cultura sudarabica tra il 1200 a.C. e il 628 d.C. Lo Yemen ha avuto  uno sviluppo culturale isolato, creando un’arte particolare che deve alla semplicità dei soggetti, al forte geometrismo, alla ricerca di volumi semplificati, la sua forte originalità.

Le più recenti indagini archeologiche sembrano dimostrare che i Sudarabici vennero dal deserto all’inizio dell’Età del Ferro: il regno più importante fu quello di Saba, che divenne un vero e proprio impero, estendendosi dai confini dell’Oman fino all’Eritrea e al Tigrai etiopico. Intorno al VI secolo a.C. comparvero altri regni indipendenti più piccoli (Minei, Qatabaniti e Hadramiti), caratterizzati da dialetti e cultura particolari.

Nel I secolo d.C. fa la sua comparsa un nuovo regno – Himyar - che a partire dal 300 d.C. ebbe una indiscussa egemonia su tutto lo Yemen, nonostante le frequenti invasioni degli Abissini che con il pretesto di instaurare o restaurare il Cristianesimo limitarono seriamente il suo potere politico.

Iscrizione

L’attività archeologica

A parte alcune avventurose escursioni tra il ‘700 e l’800, l’inizio dell’attività archeologica è datato al 1928; gli scavi furono condotti nel sito di Huqqa vicino Ṣan‘ā’ dai geologi tedeschi C. Rathjens e H. von Wissmann. L’Italia, nonostante un tentativo negli stessi anni di avviare ricerche, deve attendere il 1980 per vedere l’attività di una Missione Archeologica Italiana, diretta da Alessandro de Maigret. La ricognizione condotta nel Khawlan at –Tiyal nel 1981 riportò alla luce un sito con resti di case circolari, ceramica ed industria litica, prima testimonianza della presenza dell’età del Bronzo. Altre esplorazioni hanno rivelato presenza di siti preceramici neolitici e paleolitici.

La Regina di Saba

La terza ed ultima sezione Il trono e la Regina di Saba presenterà due ricostruzioni di troni sudarabici di diversa tradizione e datazione, alcuni dipinti etiopici raffiguranti La leggenda della Regina di Saba e alcuni oggetti prodotti in Europa tra il 1920 e il 1940 a testimonianza del fascino esercitato da tale figura femminile, archetipa prima ancora che storica nell’immaginario collettivo dell’Occidente. Al di là di ogni leggenda, tuttavia, potrebbe anche essere vero che La Regina fece quel viaggio per salvare il suo regno, "un regno che aveva scelto di essere guidato da una donna prima ancora che molti popoli riconoscessero alla donna la dignità di essere umano” (D. Magnetti, La Regina di Saba, Arte e Leggenda dallo Yemen, Milano 2000: 23).

Leggenda della Regina di Saba

IL PROGETTO YEMEN 2012

La mostra fa parte del “Progetto Yemen 2012”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri nell’ambito delle iniziative previste dal Decreto Missioni in favore dello Yemen (DGAP), e inaugurato con il Convegno Internazionale Attività della Missione Archeologica Italiana nella Repubblica dello Yemen, 1980-2010 svoltosi a Roma l’11 e il 12 giugno scorsi. Il Convegno è stato inaugurato al MAE dal Sottosegretario di Stato Staffan de Mistura, dal Direttore Generale della Direzione Generale Sistema Paese (DGSP), Ambasciatore Maurizio Melani, dal Ministro Mario Boffo, Vice Direttore Nordafrica e Medio Oriente, Direzione Generale Affari Politici e di Sicurezza, dal Ministro della Cultura della Repubblica dello Yemen, Sig. Abdullah Aubal Mandhouq Saleh, dal Presidente del General Organization for Antiquities and Museums, Sig. Muhannat al-Sayhani, dall’Ambasciatore dello Yemen, Sig. Khalid Abdulrahman al-Akwa, e dal dott. Vincenzo D’Ercole del MIBAC.

Il Convegno, che ha visto la partecipazione di numerosi studiosi sudarabisti di fama internazionale, ha riscosso un notevole successo.

Il “Progetto Yemen 2012” fa parte di un più ampio programma di azioni del Ministero degli Affari Esteri per il sostegno allo Yemen nell’attuale fase di transizione. Esso è volto al sostegno del patrimonio culturale yemenita e allo sviluppo delle relazioni culturali tra Italia e Yemen.

Insieme a programmi di “capacity building” dedicati a istituzioni del comparto sicurezza-giustizia, e a programmi dedicati al sostegno alla società civile, alla comunicazione democratica e al dialogo, il programma in oggetto offre un contributo al patrimonio culturale dello Yemen a sostegno dell’identità culturale del Paese come area di attrazione ideale e professionale per studiosi, ricercatori e archeologi yemeniti e come elemento della valorizzazione turistica dello Yemen, in prospettiva della sua auspicata stabilizzazione.

Il programma, infine, contribuisce a conferire una “marca” più specificamente italiana al complesso delle azioni in corso nello Yemen.

L’Italia è stato il primo Paese in assoluto a stabilire con Sanaa formali relazioni diplomatiche, “battezzando” in tal modo il Paese come soggetto delle relazioni internazionali. Il Trattato di Amicizia e di Relazioni Economiche fra l’Italia e lo Yemen, stipulato a Sanaa il 2 settembre 1926 - pur operando in un periodo in cui le potenze europee perseguivano per lo più protettorati nei territori lasciati liberi dal decaduto Impero Ottomano - recita, all’articolo primo, “…il Governo di Sua Maestà il Re d'Italia riconosce la piena ed assoluta indipendenza dello Yemen e del suo Sovrano, Sua Maestà l'Imam Yahya”. 

Fino a metà degli Anni Trenta del secolo scorso, l’Italia fu il principale Paese di riferimento per lo Yemen. Oggi l’Italia è nel gruppo dei principali Paesi europei presenti nello Yemen ed è membro del Gruppo “Amici dello Yemen”, che persegue e sostiene la stabilità del Paese.

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