Quattro passi per l'Oriente. Calzature dalla Siria al Giappone

Museo Nazionale d'Arte Orientale, 19 dicembre 2009 - 14 marzo, 2010

Come tutti gli oggetti anche le calzature raccontano una storia. Parlano di strade attraversate per raggiungere luoghi lontani ma anche di reclusioni e privazioni soprattutto per le donne, quando ai loro piedi compaiono improbabili scarpe che ne limitano o impediscono il movimento. Donano una andatura sinuosa e accattivante sottolineando un qualche cosa legato alla seduzione che da sempre accompagna la loro creazione.

Esistono scarpe comode per stare in casa, scarpe da parata, scarpe per dominare e scarpe per sedurre, per offrire comodità e leggerezza, per sacrificare e segregare.

Indicano un limite come nelle pitture del XVII secolo, dove una pianella in primo piano alludeva alla separazione tra spazio pubblico e privato. Intese come elemento distintivo del censo, le calzature sono state nei secoli oggetto di regolamenti e di negazione, consentite e dosate a norma di legge con provvedimenti che le adeguavano alle diverse condizioni.

Le scarpe rivelano inoltre elementi importanti del popolo che le ha create, non solo nelle fogge, ma anche nei colori, nelle decorazioni, nei materiali utilizzati.

Da sempre sono oggetto di fantasiose creazioni: pensiamo alle pianelle create in Occidente tra il Medioevo ed il Rinascimento con il loro sopralzo di circa 50 centimetri, indossate per evitare di sporcare il fondo dell'abito, passeggiando in strada o il il qabqab uno zoccolo di legno con intarsi in madreperla o argento, legato al piede con nastri o strisce di pelle utilizzato dalle donne arabe all'hammam per evitare di bagnarsi i piedi e di scivolare sui pavimenti saponosi.

La scarpa non è solo un oggetto di uso comune ma un simbolo: di rinnovamento come la scarpetta di cristallo di Cenerentola o quelle rosse dell'omonima fiaba, di seduzione erotica come le piccole pantofole dove venivano racchiusi i piedi fasciati che ne frenavano lo sviluppo nell'antica Cina, o le odierne scarpe con i tacchi a spillo.

Soffermarsi ad osservare che cosa portavano ai piedi gli antichi e cosa indossano le popolazioni, in particolare per quel che riguarda il materiale esposto, quelle orientali aiuta a conoscere il passato, a ricostruire funzioni sociali diversificate e a restituire il giusto valore ad un manufatto ritenuto "povero".

Come tutti gli oggetti anche le calzature raccontano una storia. Parlano di strade attraversate per raggiungere luoghi lontani ma anche di reclusioni e privazioni soprattutto per le donne, quando ai loro piedi compaiono improbabili scarpe che ne limitano o impediscono il movimento. Donano una andatura sinuosa e accattivante sottolineando un qualche cosa legato alla seduzione che da sempre accompagna la loro creazione.

Esistono scarpe comode per stare in casa, scarpe da parata, scarpe per dominare e scarpe per sedurre, per offrire comodità e leggerezza, per sacrificare e segregare.

Indicano un limite come nelle pitture del XVII secolo, dove una pianella in primo piano alludeva alla separazione tra spazio pubblico e privato. Intese come elemento distintivo del censo, le calzature sono state nei secoli oggetto di regolamenti e di negazione, consentite e dosate a norma di legge con provvedimenti che le adeguavano alle diverse condizioni.

Le scarpe rivelano inoltre elementi importanti del popolo che le ha create, non solo nelle fogge, ma anche nei colori, nelle decorazioni, nei materiali utilizzati.

Da sempre sono oggetto di fantasiose creazioni: pensiamo alle pianelle create in Occidente tra il Medioevo ed il Rinascimento con il loro sopralzo di circa 50 cm., indossate per evitare di sporcare il fondo dell'abito, passeggiando in strada o il il qabqab uno zoccolo di legno con intarsi in madreperla o argento, legato al piede con nastri o strisce di pelle utilizzato dalle donne arabe all'hammam per evitare di bagnarsi i piedi e di scivolare sui pavimenti saponosi.

La scarpa non è solo un oggetto di uso comune ma un simbolo: di rinnovamento come la scarpetta di cristallo di Cenerentola o quelle rosse dell'omonima fiaba, di seduzione erotica come le piccole pantofole dove venivano racchiusi i piedi fasciati che ne frenavano lo sviluppo nell'antica Cina, o le odierne scarpe con i tacchi a spillo.

Soffermarsi ad osservare che cosa portavano ai piedi gli antichi e cosa indossano le popolazioni, in particolare per quel che riguarda il materiale esposto, quelle orientali aiuta a conoscere il passato, a ricostruire funzioni sociali diversificate e a restituire il giusto valore ad un manufatto ritenuto "povero".

L'esposizione di numerose calzature dalle collezioni del Museo Nazionale d'Arte Orientale, del  Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini" e della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini offre un ampio panorama di questo accessorio d'abbigliamento che nei diversi paesi - dalla Siria al Giappone - rispecchia, oltre al gusto,  le tradizioni culturali e religiose.

Alla mostra è collegato il progetto didattico "1000 cenerentole + la tua": nel corso di laboratori didattici si racconteranno alcune delle numerosi versioni (cinese, araba, tibetana, giapponese) della nota favola di Cenerentola. Sarà questo il filo conduttore per scoprire dove e come vivono i popoli citati nella fiaba.

Al termine della visita, gli stessi bambini creeranno, col materiale di riciclo messo a disposizione, un loro modello di calzatura e sulla base di questo inventeranno una favola, seguendo lo schema narrativo.

Curatore: G. Manna
Conservazione: R. Rosicarello
Fotografie: P. Ferroni
Logo mostra e disegni: D. Crestini
Allestimento: M. Di Fausto, L. Filippi, E. Tron
Segreteria: H. Campi, E. Ciniglio
Servizio didattico: G. Manna, E. Restivo, tel. 0646974823
Servizio Stampa: P. D'Amore, L. Carlini, tel. 0646974850

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